ARCHITECTURE & INTERIOR

I consigli dell’architetto: evita di chiedere questi lavori impossibili

Enrico Evangelisti on 27/08/2025

In qualità di architetto, sono spesso il primo interlocutore a cui le persone si rivolgono quando desiderano trasformare i propri spazi domestici. Ed è comprensibile: la casa è un luogo personale, carico di aspettative, idee e sogni. Tuttavia, uno dei compiti meno semplici della mia professione è spiegare quando un’idea, per quanto affascinante, non è tecnicamente, legalmente o funzionalmente realizzabile.

L’architettura è un esercizio di equilibrio tra desiderio e realtà, tra creatività e vincolo. Ecco perché è fondamentale chiarire – con competenza e trasparenza – quali sono i “lavori impossibili” che non si dovrebbero chiedere a un architetto, e perché.

L’architettura non è fatta di magie, ma di regole, esperienza e buon senso progettuale. Il ruolo dell’architetto non è quello di assecondare ogni desiderio, ma di accompagnare il cliente verso scelte consapevoli, sicure e realizzabili.

Ogni progetto è un compromesso tra ciò che si vorrebbe e ciò che si può fare davvero. E in questo equilibrio risiede la vera qualità di un intervento architettonico.

Riconoscere i limiti non è un fallimento, ma il primo passo per ottenere un risultato solido, sostenibile e rispettoso del contesto. La creatività non si misura da quanto si osa aggirare le regole, ma da quanto si è capaci di trasformare i vincoli in valore progettuale.

Eliminare muri portanti “per avere più spazio”

Spesso mi viene chiesto di “aprire tutto” per creare un grande open space. Ma non tutti i muri si possono abbattere. I muri portanti fanno parte della struttura dell’edificio: la loro rimozione implica un intervento strutturale complesso, che richiede calcoli statici, progetti firmati da un ingegnere e autorizzazioni comunali.

In molti casi, l’intervento è non solo costoso, ma anche non autorizzabile, soprattutto in edifici condominiali o vincolati.

Spostare cucina o bagno in punti impossibili

Cambiare la posizione di cucina o bagno è teoricamente possibile, ma i vincoli impiantistici sono rigidi. Le pendenze degli scarichi, la necessità di areazione, le normative igienico-sanitarie impongono precise condizioni.

Spostare un bagno lontano dalla colonna di scarico può significare dover realizzare un pavimento rialzato o installare pompe di sollevamento, soluzioni costose e a volte non sostenibili nel tempo. In molti casi, l’intervento non è compatibile con i regolamenti edilizi locali.

Ricavare una camera in ambienti non abitabili

Un’altra richiesta frequente è quella di trasformare un locale tecnico, un sottotetto basso o una cantina in una camera da letto. Ma non tutti gli spazi sono idonei all’uso abitativo: servono requisiti precisi di altezza, illuminazione naturale, ventilazione, volume minimo e rispetto dei rapporti aeroilluminanti. Il cambio di destinazione d’uso può anche essere vietato dal piano regolatore comunale. Non è l’architetto a decidere: è il regolamento edilizio che parla.

Realizzare soppalchi dove non è consentito

Soppalchi e doppi volumi sono molto richiesti, soprattutto in contesti con soffitti alti. Ma non è sufficiente avere spazio in altezza: l’altezza minima sopra e sotto il soppalco è stabilita per legge e varia in base alla destinazione d’uso (abitativo, di deposito, ecc.). In molte abitazioni, la realizzazione di un soppalco calpestabile è legalmente impossibile.

Aprire nuove finestre o modificare le facciate a piacimento

In particolare nei condomìni o nei centri storici, le facciate esterne sono tutelate. Aggiungere finestre, aprire porte, modificare aperture esistenti può richiedere autorizzazioni paesaggistiche o dell’assemblea condominiale.

Nel caso di edifici vincolati (storici, sottoposti a tutela ambientale o paesaggistica), qualsiasi modifica estetica deve essere approvata dalla Soprintendenza.

Unire unità immobiliari senza verificare la compatibilità catastale

A volte mi viene chiesto di “unire due appartamenti” per creare un’unica abitazione. In molti casi si può fare, ma serve una verifica catastale e urbanistica approfondita.

È necessario che le due unità abbiano destinazione d’uso compatibile, accessi coerenti e impianti gestibili. Inoltre, sarà obbligatorio aggiornare la documentazione catastale e ottenere un titolo abilitativo (CILA o SCIA).

Cambiare destinazione d’uso di un immobile

Trasformare un negozio in abitazione, o viceversa, non è una semplice “modifica interna”: implica un cambio di destinazione d’uso con tutte le conseguenze urbanistiche e catastali. In molte zone, per esempio, non è permesso aumentare la superficie residenziale o ridurre quella commerciale.

Inoltre, ogni destinazione ha requisiti igienico-sanitari e strutturali specifici che devono essere rispettati.

Ignorare le barriere architettoniche

Quando si progetta o ristruttura un edificio, la normativa sull’accessibilità va sempre considerata, anche negli spazi privati. Non è possibile ignorare i passaggi minimi, le altezze dei sanitari, le dimensioni delle porte. In molti casi, soprattutto per locali pubblici, la mancata osservanza comporta l’illegittimità del progetto.

bagni separati
bagni separati

Aggiungere volumi senza possibilità urbanistica

“Voglio ampliare la casa con una stanza in più”. Una frase che sento spesso, ma che dipende interamente dagli indici edificatori previsti dal Comune. Non è possibile costruire o ampliare se si è già raggiunto il volume massimo consentito. Inoltre, i confini, le distanze e le altezze sono soggette a regolamenti precisi.

Ogni ampliamento va calcolato con attenzione, valutato sul piano urbanistico e, se possibile, sottoposto a richiesta di permesso di costruire.

Dell’Arch. Enrico Evangelisti

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